E Internet, di chi ha paura?

da un incubo di TED©

Quella che si è aperta tra Google e il Governo cinese è una partita che ci riguarda direttamente. Non per ragioni di equilibri geopolitici – ho difficoltà a immaginare che a causa di un motore di ricerca, esponenti del Partito Comunista cinese inizino a rullare sigari con beni del tesoro americani, sganciando a tempo perso testate nucleari random sul territorio statunitense. Non è neanche per ragioni etiche e genericamente “libertarie”. Mi pare strano credere che Google, dopo anni di prestazioni consenzienti, si sia scoperto improvvisamente jailbait sedotta & abbandonata (elevandosi d’improvviso a paladino della libertà). No, le ragioni di Montain View devono essere altre - in primis le difficoltà che il motore incontra quando non può agire in regime di quasi assoluto monopolio.
Quello che più ci interessa, invece, di questo scontro è il precedente che ne verrà fuori in termini di governabilità di Internet.

Se infatti Google dovesse vincere la partita che “potrebbe” aprire, togliendo ogni filtro censorio in Cina senza abbandonare il Paese, darà il via alla più grossa battuta d’arresto dal caso “Shi Tao” a oggi. Nell’eterna lotta tra il desiderio di autoregolamentazione della rete e le leggi locali di uno Stato sovrano, il primo otterrebbe una vittoria storica: Internet è un universo liquido e non è obbligata a obbedire alle leggi locali (E di uno stato non troppo democratico, diciamo). Di una scelta di questo tipo ne gioverebbe non solo l’utenza cinese, ma anche tutto l’apparato dei social network, la cui crescita è duramente ostacolata dalle leggi cinesi.

Quali invece gli scenari se la partita girerà a favore del Governo cinese? A questo punto o Google fa un’imbarazzante retromarcia, abbandonando i buoni propositi per piegarsi al diktat cinese, oppure ne abbandona il mercato. Delle due, la seconda ipotesi ha tutto l’aspetto di una spavalderia da bulletto difficilmente praticabile. Non ce lo vedo un colosso come Google che abbandona alla concorrenza la fetta di mercato più grosso del mondo per un cyberattacco di dubbia provenienza.
Anche per queste ragioni, la prima ipotesi è peggiore della seconda. Non tanto per la figura che farebbe Google, quanto per quello che andrebbe a significare. Soprattutto in questo periodo storico.

Dopo anni di bagordi in cui Internet, agevolata dalla pressoché totale sottovalutazione da parte della politica, ha costruito quatta quatta le sue fortune su un’idea di quasi assoluta libertà, improvvisamente i Governi nazionali sembrano essersi accorti della sua esistenza, dando vita a una guerra bianca per la conquista del futuro. Il secondo decennio del XXI secolo sarà con ogni probabilità stabilirà chi decide e chi no cosa si può fare su Internet. Perché partendo dallo scontro per i cimeli nazisti su Yahoo, passando per la guerra a The Pirate Bay, e finendo alla recente vittoria di Mediaset su YouTube – per non parlar delle continue chiusure di siti o di singole pagine stabilite dai giudici italiani – finora la maggior parte delle battaglie si sono svolta quasi esclusivamente in aule di tribunale. Difficilmente gli Stati si mossi finora con leggi ad hoc e, anzi, forse memori della batosta presa negli USA con il caso Barlow, hanno sempre mostrato un certo imbarazzo nell’affrontare il tema – basti pensare all’immediata frenata di Maroni dopo il caso Tartaglia. D’altro canto è però evidente che non vogliano più stare a guardare. Con sempre meno convinzione è accettata l’idea che la Rete possa sfuggire alla sovranità nazionale.
L’Italia, con le continue leggine che arrivano in Parlamento per veicolare la rete, con l’ultima punta d’iceberg rappresentata dal Decreto Romani, è solo un esempio come altri.  Basta affacciarsi al di là delle Alpi e osservare cosa avviene nella Francia di Sarkozy con la Hadopi e la tassa su internet, o nella UE dei ripetuti richiami sulla privacy a Facebook & co.

Le spacconate di Jerry Jang contro le leggi francesi sembrano ormai lontane millenni. Casi sono come quelli della Cina sono solo l’estrema versione di un anelito che anche Stati democratici sembrano voler far proprio. La crisi economica, e in particolar modo quella dell’editoria, ha accelerato un processo da contrastare immediatamente, prima che prenda una spirale pericolosa.
Per questo credo che Google in Cina giochi una grossa partita. Perché se è ovvio che nessuno Stato liberale farebbe ricorso a censure cinesi, è vero anche che il giorno in cui si presentasse la necessità, per esempio, di bloccare l’indicizzazione dei siti che forniscono materiale pirata, sarà molto difficile rifarsi all’indipendenza della rete “perché, che vuoi, sono logiche di mercato interno. E poi in Cina avete fatto di peggio”1

Facevo questi ragionamenti ieri dopo la visione della puntata di 8 e 1/2 su La7 intitolata “Chi ha paura di Internet?”. Siamo sicuri che non debba essere piuttosto Internet ad aver paura di qualcuno?

Foto flickr

  1. Integro in una nota una segnalazione di El Castigador nei commenti. Tentativi di censura a Internet avvengono anche in “democrazie liberali” come quella australiana. La storia è molto simile a quella del già citato caso Barlow: con la scusa di bloccare contenuti “inappropriati”, vengono imposti assurdi filtri alla rete, a riprova che i Governi nazionali digeriscono con sempre più insofferenza il mondo della Rete. [up]

16

gennaio

2010

De Facto

da una pausa di TED©

Stamattina all’aeroporto di Fiumicino ho comprato il Fatto Quotidiano. “Guardi che le ho chiesto il Fatto Quotidiano, non la locandina del Vernacoliere”, è stata la mia prima reazione. L’edicolante si è limitato a indicarmi la testata, scacciandomi con uno sguardo tra il disgustato e il disgustato. Allontanandomi, l’ho visto prendere appunti su un’agenda in pelle sulla quale mi pare ci fosse scritto SISDE. Nell’oretta di attesa che avevo davanti, ho avuto modo di leggere e analizzare il quotidiano. Visto che non ho l’abitudine di contribuire a cose che non condivido, lascio da parte di spendere tempo in elogi su un nuovo prodotto editoriale, in un periodo di pericolo per la libertà di stampa bla bla bla, limitandomi ad appuntare le cose migliorabili. Per esempio, tornando alla battuta sul Vernacoliere, grafica e impaginazione sono veramente, ma veramente rivedibili. Evvabbè, dài, sempre a guardare la forma. I contenuti contano. Sì, ok, come volete, ma sono rivedibili. Molto. Al di là che sembra impaginato con un collage, come se l’era del digitale non avesse neanche sfiorato il buon vecchio Gutenberg, fornendo ai grafici al massimo una copia crackata di modellini per Word, ...

26

settembre

2009

Giornalismo a spegnimento lento

da un incubo di TED©

Una volta ho sentito dire a Giampaolo Pansa ospite a Sky TG24 che una delle priorità del giornalismo è quella di riuscire sempre a stupire il lettore. Stava parlando del suo ex giornale, la Repubblica, che a suo dire aveva ormai smarrito quella strada. E' evidente che Pansa non aveva ancora potuto leggere l'articolo di Bonini apparso sul la Repubblica di oggi. Sono convinto che avrebbe avuto un'altra opinione. Un lungo articolo vivisezione la vita di Luca Bianchini, il presunto stupratore seriale di Roma, militante del PD. Nell'attenta ricostruzione dell'iconografia del mostro, appare questa frase:
E poi, la videoteca in cui ora spegnere il desiderio, ora costruire il canovaccio delle sue violenze. Accanto ad "Arancia Meccanica", di Stanley Kubrick
Il giornalista sente la necessità di specificare che nella videoteca dell'indagato è presente una copia di "Arancia Meccanica". E, giuro, l'articolo non è datato 1972.
un campionario scelto di "snuff movies": "Stupri gallery", "La violenza dei gatti", "Violentata sulla sabbia", "La belva con il mitra".
Come fai a non rimanere ancora sbalordito, Giampà? Io ero talmente scioccato che sono corso ad aprire Wikipedia, alla ricerca del significato di snuff movie. Non era cambiato.
Nel gergo della
...

12

luglio

2009

Prevenire la rettifica con WordPress

dalla noia di TED©

Ho deciso di dare anch'io un contributo al problema dell'obbligo di rettifica per i blog inserito nel ddl sulle intercettazioni telefoniche. Al solito, sarà un contributo tecnico, onde prevenire ogni problema in caso di approvazione del decreto così com'è. Dopo una breve premessa, seguirà il solito tutorial. Oggi Gilioli riporta un nuovo esempio sulle conseguenze del ddl. Nei commenti, Livefast suggerisce un sistema rapido di rettifica: l'aggiunta di un secondo me. Lo stesso dibattito, via Paul The Wine Guy, si sposta su friendfeed. Qui PTWG dice a livefast che non crede che Wordpress farà mai il plugin per aggiungere "secondo me" davanti ad ogni frase. E qui intervengo io. Chi lo dice che ci vuole un plugin? Ecco come con poche semplici mosse potrete prevenire ogni problema. Su WordPress. Gli altri, per quanto mi riguarda, s'attaccano al cazzo. Prima cosa, aprite come sempre l'editor php fornitovi dal vostro CMS - colonna sinistra, Aspetto/Editor. Aprite il file "functions.php". Se non lo avete, vi tocca caricarlo via ftp nella cartella del tema che avete scelto e se non lo sapete fare, be', cazzi vostri. Google is your friend. Nel file in questione, incollate il seguente codice: [php] function get_imho($key) { ...

9

luglio

2009

Stop alle urla del capslock

da un incubo di TED©

Dite la verità, se c'è una cosa che proprio non riuscite a tollerare in rete è la gente che scrive tutto maiuscolo. Internet non è una puntata di Uomini e Donne, che motivo c'è di urlare così tanto? E se proprio devi gridare, proprio a casa mia devi farlo? Sì, perché questi indefessi stupratori della grammatica con un'incudine incollata sul capslock sono una maledetta setta sparsa ovunque, con tentacoli talmente lunghi da contaminare anche il vostro blog. Maledetti, non se ne può più. Fate schiamazzi a casa vostra, non violentate quel povero form, vi prego. Oltre alle le lacrime di disperazione, avete provato a contrattaccare l'amico di Maria de Filippi il commentatore prendendolo per il culo. Arma piuttosto inutile, visto che questi piccoli bastardi colpiscono random, lasciando un commento per poi perdersi nel web. Ma non disperate! Da oggi in poi potrete avere una nuova, efficacissima arma. Quello di cui avete bisogno è: continuare a leggere questo post; del codice javascript; delle modifiche al vostro template. Il tutorial che segue è pensato e studiato per WordPress. Basta però solo un po' di elasticità e un minimo di conoscenza di html per adattarlo anche ad altri CMS. Ringrazio da subito Alessandro che mi ...

28

aprile

2009

Who watches Watchmen?

da una pausa di TED©

Esistono a mio avviso quattro spettatori-tipo di Watchmen. Il primo è il nerd del fumetto. Per lui Watchmen è molto più di un fumetto: è IL fumetto. Punto massimo della narrativa illustrata, il nerd lo venera come un totem o, meglio ancora, come un oggetto sessuale. Se non fosse sacrilegio rovinare la carta degli albi originali DC, probabilmente avrebbe tutti i numeri cartonati. Viene da sé che va al cinema carico di disprezzo preconcetto. Il nerd passa la serata spulciando tra difetti più o meno palesi del film, massacrando con malcelato sadismo un progetto troppo ambizioso. L'inizio magari lo spiazza, perché la bellezza dei titoli di testa è difficile da scansare, ma poi parte in tranquillità il bagno di sangue. Troppa carne al fuoco, tutto troppo concentrato e confuso. Le storie parallele facilmente cestinate o soltanto sfiorate. Pessima la resa delle scene di lotta. Inutilmente coreografiche, in stile Matrix ed emuli, tradiscono il senso principale del fumetto. Così come sono gratuiti i particolari crudi di alcuni scontri. Anche i dialoghi, pur seguendo l'originale, sono deboli, abbozzati, a volte innaturali. Il Gufo è troppo più scemo dell'originale (Spettro di Seta però è bona e a ...

9

marzo

2009

Disintegrazione televisiva

da un incubo di TED©

Negli anni 2004-2005, causa obiezione civile, ho prestato servizio civile presso l'associazione Centro Documentazione Handicap di Bologna - o era la Cooperativa Accaparlante, chicciamicapitoncazzo. In questo annetto, ho conosciuto Claudio Imprudente, presidente dell'associazione. A lui sono stato assegnato. Claudio infatti è tetraplegico dalla nascita - oddio, non so se si possa essere tetraplegici non dalla nascita, cioè, se lo si possa diventare. Da solo non può fare nulla. Qualsiasi azione quotidiana, mangiare, bere, defecare, orinare, parlare, può svolgerla solo se accompagnato e aiutato e varie ed eventuali. Vive seduto su una sedia a rotelle e parla grazie a una tavoletta trasparente. Chi lo segue, la regge in mano e lui con lo sguardo indica le lettere. L'aiutante, sempre lui, che in pratica vive due vite, la sua e quella di Claudio, ripete le lettere ad alta voce e ricostruisce il Claudio-pensiero (o Claudio-discorso). FERMI. Non partite con i "minchia, poverino", "madonna, che vita", e robe simil-pietistiche del genere. Non crediate, nonostante le apparenze Claudio, oltre a essere, scusate la tautologia, un ...

26

febbraio

2009

Lettera di ringraziamento

dalla noia di TED©

Sarà perché forse sono prevenuto, ma in questi giorni tetri della Repubblica, se si escludono i doverosi interventi in difesa della Costituzione e del Capo dello Stato, Veltroni, al solito, mi è parso poco più che un flebile e disarmato elfetto in una jungla di orchi. Espressioni in sottovoce dalle quali non c'è stato verso di capire quale sia il suo punto di vista sulla situazione, e intanto pezzi del suo partito decidono di accompagnare comodamente il Paese nel suo sprofondare, votando a favore del ddl e, di conseguenza, contro la Carta Costituzionale. Nonostante ciò, Walter, o chi per lui, ha trovato modo di far circolare una notizia che lo vede positivo protagonista: Barack Obama gli avrebbe scritto una lettera di ringraziamento, solidarietà e fiducia. Quale miglior momento per vantarsi incassare i ringraziamenti del Presidente Usa? Incuriosito, ho cercato il contenuto della missiva. Con fortuna. A seguire ne incollo il testo scovato in rete - tradotto in italiano:
Caro (inserire qui nome di rappresentante politico che ha inviato lettera di congratulazioni) Grazie per le tue congratulazioni per la mia elezione
...

8

febbraio

2009

Andreas Serrano nel cuore

dalla noia di TED©

[…] molte e le megliori parti gli mancavano, perché non erano in lui né invenzione né decoro né disegno né scienza alcuna della pittura mentre tolto da gli occhi suoi il modello restavano vacui la mano e l’ingegno. Molti nondimeno, invaghiti della sua maniera, l’abbracciavano volentieri, poiché senz’altro studio e fatica si facilitavano la via al copiare il naturale, seguitando li corpi vulgari e senza bellezza. […] Allora cominciò l’imitazione delle cose vili, ricercandosi le sozzure e le deformità, come sogliono fare alcuni ansiosamente: se essi hanno a dipingere un’armatura, eleggono la più rugginosa, se un vaso, non lo fanno intiero, ma sboccato e rotto. Sono gli abiti loro calze, brache e berrettoni, e così nell’imitare li corpi si fermano con tutto lo studio sopra le rughe e i difetti della pelle e dintorni, formano le dita nodose, le membra alterate da morbi.
Con queste parole Giovanni Pietro Bellori apostrofava Caravaggio e caravaggisti, colpevoli di copiare “puramente li corpi come appariscono gli occhi senza elettione”. Il disprezzo per quell’arte così lontana dai canoni dell’Accademia di San Luca spinge Bellori a godere della sfortune del pittore ...

29

gennaio

2009

Un provinciale a NY (seconda parte)

da un sogno di TED©

Potete trovare la prima parte qui. La parte più divertente è stata la visita ai barometri della civiltà occidentale: i supermercati. Lì puoi vedere di che vive un paese industrializzato. Per esempio, ho avuto conferma che ai newyorkesi il cibo non interessa più di tanto. Trovare il reparto alimentare era sempre un'impresa. Stipato, piccolo, in disparte. Ma questi mangiano? Guardando i loro culi, sembrerebbe di sì, ma osservando i supermercati ti fai l'idea che si reggano in piedi soprattutto grazie alle pillole (e al cibo precotto). Bellissimo il reparto Family planning, ovvero il reparto contraccettivi. Il fatto che chiamino "pianificazione familiare" gli scaffali di preservativi la dice lunga su quanto siano avanti. Trovi di tutto per la prevenzione di gravidanze e malattie. Avrò visto cento tipi di pomate vaginali. Contro la candida, contro l'herpes, contro i brufoli, contro lo stupro (la spalma direttamente un soldato italiano). Prima di iniziare a scopare, a uno gli si ammoscia e rizza almeno sette volte. Terrificanti i megastore per animali. Uno spreco assoluto, alla faccia del terzo mondo. C'erano più vestiti lì che da Prenatal. Non abbiamo girato solo per i supermercati, ovviamente. Nella capitale del capitalismo - sembra uno scioglilingua - puoi trovare ogni forma ...

28

gennaio

2009