Primi Riti del Dolce Sonno

da una pausa di TED©

Misia Donati

Bof, bof, bof.
Da dormiglione ho letto Primi Riti del Dolce Sonno di Misia Donati, pubblicato dalla giovane casa editrice Zandegù. Ho diverse perplessità. Proverò ora a elencarle.

1. Il nome della collana “i fichissimi” è quantomeno… imbarazzante? Sì, imbarazzante è il termine adatto.
2. La copertina (nota importante: giudicare SEMPRE i libri dalla copertina). Nonostante la grafica Zandegù sia mediamente accattivante, anche se forse eccessiva per dei libri, questa sembra realizzata col paint.
3. Lo pseudonimo Misia Donati. Quando ho scoperto che era maschio m’è preso un collasso, ché già la vita concede pochissime certezze, ci mancava un altro nome maschile con la “a” finale. Per quanto mi riguarda, Andrea basta e avanza.
4. La trama (tre giovani narcolettici si isolano per dieci giorni in una villa abbandonata) è spezzettata. L’ansia di creare un immaginario surreale e cupo, a ritmo di CD inceppato, rende tutto abbozzato, dalla resa dei tre protagonisti alla…
5. …prosa, fatta di sprazzi di discreto lirismo, ma anche troppo sincopata (singhiozzante?). Su IBS, lodi sperticate paragonano Primi riti del dolce sonno alla Trilogia della città di K. Paragone fuori giri, anche se qua e là si sente la presenza del fantasma di Agota Kristof.
6. La narcolessia. Mi è piaciuta l’idea di fare del sonno un superpotere (per un attimo mi sono sentito un Supereroe anch’io). Donati però non affronta adeguatamente la patologia, affidandosi quasi esclusivamente a schede scientifiche, prese da neuropsicologia.it. Gli effetti sono poco chiari.
Inoltre, se è vero che i ragazzi vedono nella malattia un potere paranormale, beh, trovo ingiustificabile e poco plausibile…
7. …il finale.
8. E non mi è piaciuta la colonna sonora: odio i Placebo.
9. Inoltre l’autore viene dalla Scuola Holden. Brrr…
10. Ci vuole sempre un punto 10.

Primi Riti del Dolce Sonno, Misia Donati, Zandegù Editore

26

aprile

2007

38 sbadigli

  • Ilaria, 26 aprile 2007

    io credo che tu
    1_non abbia letto il libro
    2_appartenga a quella categoria di lettori che non vogliono sforzarsi
    3_tu voglia gonfiarti i polmoni con l’aria altrui
    4_debba imparare a leggere
    5_debba imparare a scrivere

    purtroppo

    i lettori come te sono numerosi

    a tua disposizione per qualsiasi cosa

    P.S. sai che la Misia è un’area geografica biblica di notevole importanza storica e culturale… vero?

  • Morfea77, 26 aprile 2007

    [bene bene un altro saputello...concordo in tutto e per tutto su quello che Ilaria ti ha lasciato qui e aggiungo...si vede che a te certi libri IMPORTANTI non lasciano una mazza nella testa...continua a leggere i gialli d'autore e i libri romantici forse sei adatto solo a quelli]

  • TedC, 26 aprile 2007

    Ilaira, il libro l’ho letto. Non credo di avere la verità in bocca, né tantomeno credo che le fortune di Misia dipendano da me. Quindi non vedo perché dovrei gonfiarmi con l’aria altrui, io.
    Può darsi che io debba imparare a leggere, e magari anche a scrivere. Le mie velleità di scrittore, che esistano o meno, penso che poco c’entrino con la lettura del libro.

    Io, poi, ho visto nella scrittura di Misia attimi di ottimo lirismo, ma è la struttura del libro a non convicermi, che, secondo me, è frammentata, spezzettata. Volutamente, magari, visto anche lo stile e la formattazione scelta dall’autore, ma non mi ha convinto.
    Dici che i lettori come me sono moltissimi. A me, sembra, da quello che ho letto su IBS e riviste on line, che il libro sia piaciuto, quindi magari è il contrario, sono rarissimi.

    @morfea: dici che dovrei dedicarmi ai libri Harmony? Quasi quasi…

  • courtney love, 26 aprile 2007

    mha…non so che dire..
    ognuno ha le sue opinioni..si possono condividere o meno…

    le tue non le condivido per niente…

    forse perchè il libro è particolare…
    o forse perchè non ti è arrivato il messaggio del libro…
    probabilmente ti è sembrato un veloce racconto freddo e distaccato…quando ad altri,me compreso, è sembrato il contrario…
    posso consigliarti solo di rileggerlo…io l’ho fatto più volte…
    è difficile da descrivere…ma è come se facesse parte di me…un qualcosa in comune con le idee dell’autore che mi fa piacere il suo pensiero e le sue parole….

    e poi magari a me non piace uno dei tuoi libri preferiti…siamo tutti diversi e ci piacciono cose diverse…

    invece per i commenti sulla copertina,secondo me molto bella, la scelta della colonna sonora,ancora meglio,e altre tue considerazioni come quella sul nome dell’autore o della sua scuola mi sembrano del tutto fuori luogo e non influenti nella valutazione di un libro…

    quindi
    Non sono per niente d’accordo con quello che hai scritto…
    provo a consigliarti di rileggerlo anche se non so se lo farai…oppure regala la tua copia a qualche amico che lo può apprezzare!!
    ciao

  • TED©, 26 aprile 2007

    Sulla copertina ripeto che non mi piace, mentre tutte le altre copertine zandegù le trovo molto carine. Soprattutto quella di Hollywood Party, che ho trovato assolutamente geniale.
    Sui Placebo, non so che dirti. Non mi piacciono e scopiazzano, ma la musica non c’entra.
    Il nome dell’autore e la scuola di provenienza erano ininfluenti, sicuramente. Mi sembra piuttosto evidente l’intenzione di stemperare i toni della lettura, visto che è netta l’ironia.
    Anche se sulla Scuola Holden mantengo le mie riserve.

  • tess, 27 aprile 2007

    ho amato moltissimo questo libro e mi è davvero dispiaciuto leggere un commento che lo strapazza senza essere puntuale e circostanziato, ma solo un po’ pretenzioso…
    trovo che proprio i punti “ironici” svalutino quella che era una legittimissima espressione del proprio gusto personale. io credo che quando si commenta o recensisce un libro sia d’uopo attenersi al libro stesso, quindi al testo, lasciando perdere i pregiudizi indotti da altre cose, che nel libro sono strumentali (vedi la scelta dei placebo) e non influiscono sulla narrazione…
    de gustibus, chiaramente, non disputandum est.

  • TED©, 27 aprile 2007

    Beh, Tess, mi sembra che, sia nel post, sia nel commento in riposta a Ilaria, ho dato le mie motivazioni. La prosa di Donati è carica di tensione e di lirismo. Ci sono bellissime immagini, anche, ma la letteratura, per me, non è fatta di sole belle immagine. E’ capacità di restituire una spaccato di realtà. E’ riuscire a raccontare storie “universali”. Quando ho iniziato a leggere il libro, partivo con i migliori presupposti. Il problema è quello, e l’ho già ripetuto: la storia ha ritmo troppo sincopato, spezzettato, con alternanza di immagini continua, che creano un andamento ansiogeno, che non mi è piaciuto e non mi ha fatto apprezzare il libro.

  • Margot, 27 aprile 2007

    Acute osservazioni TedC! Certo è molto originale che il tuo nome finisca per consonante, forse ancora più originale che la solita finale in “a” per un nome da uomo.

    Originale e acuta come la descrizione del tuo blog “Stati di Sonnolenza è un blog in dormiveglia umorale e discontinuo”. Analizziamo un punto interessante di questa espressione, l’aggettivazione. “Umorale” direi che è l’aggettivo più abusato nella produzione letteraria, di basso e medio livello, dagli anni 80 ad oggi. “Umorale” ha equivalenti solo in “trasversale” “viscerale” e “compulsivo” in quanto ad abuso.
    Ma tu, attento e tagliente come pochi, hai aggiustato la rotta aggiungendo l’indispensabile “discontinuo”. Senti come suona bene: umorale e discontinuo, ovvero umorale a tratti, variabile a seconda dell’umore, mestruale perchè no, e anche continuamente disumorale.
    Con l’aggettivo discontinuo non devi avere un buon rapporto, a tratti ti piace cosa definisce(il tuo blog) a tratti la trovi una caratteristica che infastidisce(vedi il libro di Misia).
    Sai io non ho una gran stima della Scuola Holden ma per lavoro e per iattura mi capita spesso di sentire quello che succende lì dentro e ho sentito che le prime lezioni sono dedicate proprio all’aggettivazione, ti rilasciano addirittura un utile lista di aggettivi tabù che ti vientano di usare per un intero anno.
    Dai facciamo insieme questo esercizio, evitiamo gli aggettivi che suonano accattivanti ma che sono talmente usati da non volere dire più nulla.

    Ogni tanto chiudi il terzo occhio e riapri i due canonici!

    Perdona questa intrusione gratuita macome dire sono stata attirata dalla “copertina”, a volte promettono grandi storie ma poi ti propongono la solita.

    ciao, alla prossima recensione nella quale ci troveremo daccordo per il principio della discontinuità umorale.

    Margot

  • Ilaria, 27 aprile 2007

    l’aggettivazione rivela i lati più insignificanti e sbiaditi di ognuno di noi. bisogna ritornare a delle scelte ragionate, lontane dall’ovvio e dallo scontato. partire dalla verità, non dalla realtà. Misia è e rimane onesto nella scrittura ed è riuscito, con i giusti aggettivi, a parlare di una verità pesante. con sicurezza, senza esitazioni di mano, cuore e mente. è giovane, sì, come tutti noi che ci avviciniamo alla scrittura e alla lettura con autocritica… è giovane ma molto bravo nel prendere in giro il lettore disattento… che crede di avere sotto gli occhi un libro superficiale, pieno di aggettivi scontati e rinchiuso in una copertina poco accattivante.

    mi vengono i brividi quando penso che c’è gente che sceglie le proprie letture dalla skin del libro…

    Poi… visto che Misia lo hai letto sul giusto piano… mi potresti raccontare meglio il suo lirismo? Tanto per capire…

    Nessuna puerile polemica, nessun fanatismo… solo ONESTA’….

    forza

    attendo

    Ilaria

  • saverio, 27 aprile 2007

    ih ih ih….marò che polemica per una recensione su un libruncolo che avrete letto in dieci giusto per sentirvi acculturati e alternativi no commercial nelle scelte letterarie…Granadinè…io il libro non l’ho letto, sai com’è, tra un Travaglio e un Biagi..io, povero qualunquista, mi accontento ancora di Sherlock Holmes e l’uomo ragno, ma te l’appoggio in tutto e per tutto…soprattutto sul lirismo…qualunque cosa sia….DAJE GRANDINE’!!!!

  • TED©, 27 aprile 2007

    Beh, ilaria cara, per “lirismo” intendo dare forma poetica alla prosa, tutto qui, niente di più, niente di meno, e per me, inoltre, era un complimento. Il libro ne è pieno, e lo sai benissimo. Es:
    “La pioggia è aumentata d’intensità e trasformata in uno scroscio continuo.

    (La pioggia è sempre stata con noi.)

    (La pioggia accompagna la nostra storia sin dal primo giorno)”

    Questo è un esempio di ottimo scorcio di poesia, per me.

    @margot: grazie per aver letto il disclaimer. Non lo fa nessuno.
    Per quanto riguarda “l’aggettivazione” non serve spendere i soldi che richiede la Scuola Holden. Ci sono svariate quantità di libri, da Levin Donna alla collana Writer’s Digest, fino ad arrivare anche a Stephen King. Giulio Mozzi lascia scaricare le sue lezioni di scrittura creativa gratis. Insomma, non credo ci sia bisogno di spendere tanti soldi ;)

  • TED©, 27 aprile 2007

    @ilaria. dimenticavo: io il libro l’ho scelto perché parlava di narcolessia, tema che mi appassiona e studio ogni tanto, quando ne ho voglia e tempo.
    Ma secondo te ero serio quando parlavo di scegliere il libro dalla copertina?

  • biutifulknis, 27 aprile 2007

    taddeo!
    hoccapito tutto!
    a parte me e saverio qui arrivano solo donne neh?
    ecco……
    son proprio vecchio…….

  • Pyramid_Head, 28 aprile 2007

    allora partendo dal presupposto che a me il libro e’ piaciuto moltissimo credo di dovermi affiancare a tutti quelli che hanno scritto che
    1 non hai capito un cazzo di niente del libro
    2 probabilmente hai la mente barricata di sciocche presunzioni che ti impediscono di arrivare a capire cio’ che sta dietro una semplice trama
    3 la Holden e’ una grandissima scuola
    4 i Placebo sono i migliori per cio’ che Misia voleva dire
    5 a me il nome Misia piace proprio,misterioso quanto basta,mitologico.
    concludo brevemente dicendoti che per fortuna esistono autori nuovi come lui che sanno emozionarti e farti piangere in silenzio.
    per fortuna esiste gente come Misia che non ha paura di rischiare ma osa in territori inesplorati come la narcolessia.
    I tuoi giudizi mio caro vagano sull’aria,sul niente.
    Solo invidia credo.
    SAPER SCRIVERE E’ UN DONO DI POCHI
    ricordalo.

    ancora complimenti a Misia.

    la supporter narcolettica

  • L'Osservatore Pisano, 30 aprile 2007

    Certo che ‘sto Misia ha veramente uno stuolo di fans agguerritissime. Sono accorse in blocco per difendere il proprio idolo. Peccato che siano anche permalosissime ed offensive, visto che hanno preso a male parole uno che ha solo espresso il proprio parere.

  • seia, 30 aprile 2007

    Ted, Tede, Ted, come devo fare con te? Ti mancano i fondamentali:

    - prima regola delle recensioni: mai rispondere a fan sfegatati che di lettura capiscono poco e nulla. Il livello della discussione scadrà ai minimi storici, come nei cori da stadio.

    - secondo: mai recensire esordienti o autori di piccolissime case editrici che di solito hanno poco da fare e squinzagliano amici e parenti contro recensori o lettori critici nei confronti del prodotto di cui si parla.

    - terzo: l’ironia non è sempre una buona idea, sono pochi quelli che hanno le capacità per coglierle e di solito non stanno in rete o in particolare tra chi legge i blog.

    Naturalmente sono leggi universali che hanno le loro eccezioni, poche ma che restano eccezioni.

    Per la cronaca, un libro che parla a uno dei suoi lettori o anche a 10, non è per questo un bel libro. Un libro anche ottimo, che non ha subito il giudizio del tempo e della storia, non può essere osannato e glorificato, tantomeno se è di un esordiente.
    Un libro che sta in una collana chiamata “I fichissimi”, difficilmente è un buon libro.

    E… si l’ho letto, no, non è un buon libro, si, penso di capirne di letteratura più di chiunque lo consideri un libro “da leggere”.
    Statemi bene.

  • Ilaria, 30 aprile 2007

    Seia…

    1) mai recensire esordienti o autori di piccolissime case editrici che di solito hanno poco da fare e squinzagliano amici e parenti contro recensori o lettori critici nei confronti del prodotto di cui si parla. TI FACCIO SOLO UN PICCOLISSIMO ESEMPIO: conosci Alcìde Pierantozzi? Conosci Uno In Diviso? E conosci la Casa Editrice Hacca? Un esordiente che è stato in grado – uscendo con un editore neonato – di stupire tutti e di spaventare. Ma non credo che tu lo conosca… comunque, proseguendo con il discorso…
    2) Per la cronaca, un libro che parla a uno dei suoi lettori o anche a 10, non è per questo un bel libro. Un libro anche ottimo, che non ha subito il giudizio del tempo e della storia, non può essere osannato e glorificato, tantomeno se è di un esordiente. MI DICI UN SECONDO LA DEFINIZIONE DI CAPOLAVORO UNIVERSALE?
    Un libro che sta in una collana chiamata “I fichissimi”, difficilmente è un buon libro. CHE BANALITA’… MIO DIO… CHE BANALITA’…
    E… si l’ho letto, no, non è un buon libro, si, penso di capirne di letteratura più di chiunque lo consideri un libro “da leggere”. MI DAI UNA DEFINIZIONE DI LETTERATURA? SAI… IO SONO IGNORANTE… NON HO STUDIATO, PERò SO LEGGERE…

    Con onestà ti saluto

    Ilaria

  • seia, 30 aprile 2007

    Tutti sanno leggere, ma non per questo capiscono qualcosa di letteratura. Se vuoi che ti spieghi delle cose sulla letteratura mi devi pagare, è il mio lavoro e non lo faccio gratis.
    Comunque nessuno dice che non devi leggere o appassionarti a quello che leggi, figuriamoci, è spacciarsi per critico letterario o insultare qualcuno che non sostiene che i tuoi prediletti siano dei geni, che non va bene, cara.
    Ti consiglio di non scommettere sulle cose che io so o non so, rischi di fare brutte figure, più di quante non abbia già fatte peraltro.
    Un’ultima cosa, te lo dico pro bono perché oggi mi sento generosa: “capolavoro universale” non siginifca un’emerita mazza, prima di parlare di qualunque cosa bisognerebbe avere gli strumenti per farlo.

  • Ilaria, 30 aprile 2007

    appunto… la mia era mera provocazione. Accolta al volo, noto con piacere. Quelle che scrivo puoi chiamarle RECENSIONI, non sono CRITICHE… puoi leggerle e valutarne l’onestà. Fai come vuoi. Solo per concludere: se so qualcosa e se sono in grado di spiegarlo io LO COMUNICO e non mi faccio pagare. Lo faccio solo ed esclusivamente perchè lo reputo doveroso e mi pongo nei confronti del mio interlocutore allo stesso piano. Io non sono nessuno e credimi… mi metto perennemente in discussione proprio perchè SO di NON SAPERE. Noto comunque con dispiacere che non conosci PIERANTOZZI… forse è il caso di aggiornarsi sulle nuove “leve” della materia in cui sei preparatissima: LETTERATURA. Nessuna polemica, anche perchè tra questi commenti non ho ancora letto qualcosa di costruttivo. Quali le tue argomentazioni? E… quale la tua VERA E SENSATA TESI?
    Resto in ascolto, tua ignorante e povera Ilaria

    P.S. non mi vergogno di fare brutte figure, proprio perchè so che meglio di me c’è sempre qualcuno… più colto, più preparato, più intelligente… e ne sono felice PERCHè DA LORO IO POSSO IMPARARE. Comunque… se hai qualcosa da insegnarmi mi metto molto volentieri seduta e prendo appunti. Lo dico con il cuore…

  • mastrota, 2 maggio 2007

    Il diritto alla critica sincera e soggettiva.

    Il diritto alla difesa.

    Le patetiche truppe cammellate.

    La presunzione fuoriluogo.

    Permalosità a piene mani.

    Umiltà sconosciuta.

    Brrrr…

  • biutifulknis, 2 maggio 2007

    eheheheheh
    mai cambiare…………
    maimaimai!!!!
    eheheheh

  • mastrota, 2 maggio 2007

    anche tu!

  • ferrigno, 4 maggio 2007

    ma cu ti ci purtau nna ‘stu ‘mbruogghiu?!?
    ted, scrivi una stroncatura al romanzo di moccia e schizzerai senz’altro verso le vette blogghistiche!! :d

  • Mary in booksland, 7 maggio 2007

    Oddio che putiferio! Francamente non saprei dire chi di voi è più presuntuoso! Parlate linguaggi diversi e neanche ve ne accorgete. TedC, nella sua recensione, imbevuta di cultura pseudogiornalistica, salta di palo in frasca, parlando prima del “prodotto libro” (copertina, titolo di collana, pseudonimo), poi del romanzo, poi dell’autore e della sua biografia, ponendoli sullo stesso piano. Seia addirittura dice “se vuoi che ti spieghi delle cose sulla letteratura mi devi pagare, è il mio lavoro e non lo faccio gratis” e c’è davvero da chiedersi che cosa intenda per “letteratura”. Insomma, ragazzi… mi sembrate incapaci di una visione critica sul mondo, letteratura a parte. Prima di scrivere, provate ad osservare e capire ciò che accade intorno a voi!
    Un abbraccio. E vi aspetto sul mio sito http://www.myspace.com/mary_maryspace. Troverete anche una recensione del libro di Misia!
    Mary

  • maia, 7 maggio 2007

    ammazza Mary, questa si che è auto promozione.
    però se ci aggiungevi un bello “stronzi!” in fondo, secondo me eri più efficace…

  • maia, 7 maggio 2007

    ps Mary me la spieghi una cosa?
    non si può parlare del “prodotto libro”, poi del romanzo, poi dell’autore mettendoli sullo stesso piano?
    e che ordine gli va dato?
    e se si invertono due fattori, il risultato è lo stesso o si viene bocciati?
    (e non mi rispondere di venire sul tuo blog per conoscere la risposta. il tuo spot non è stato abbastanza convincente…)

  • Mary in booksland, 8 maggio 2007

    Ciao Maia,
    “belli stronzi” è un insulto e il mio, invece, voleva essere solo un commento. Per questo motivo non l’ho usato, mi sembra scontato.
    Certo che si può dare un giudizio sul “prodotto libro” e sul romanzo contemporaneamente, l’importante è che si abbia chiara in mente la differenza fra le due cose. A mio parere, in rete varrebbe la pena sforzarsi di parlare di scrittura e non solo di “prodotto libro”, cercare di uscire dai sentieri convenzionali di un giornalismo succube del mercato (bastano e avanzano graqn parte delle riviste cartacee attualmente in circolazione). Ma la mia è solo un’opinione. Un romanzo, secondo me, non si può giudicare dalla copertina: al limite è la copertina che dovrebbe essere giudicata a partire dal romanzo.
    Ciò che mi spaventa è tutta questa aggressività! Perché? Io non mi auto-promuovo perché non vendo nulla. Il mio scopo è solo la condivisione di idee e progetti in rete.
    Un abbraccio, Mary in booksland

  • Sauro, 8 maggio 2007

    Mary, ma dov’è che Ted sarebbe stato aggressivo? Anzi, dopo tutte le parole poco simpatiche che gli hanno rivolto, mi pare che sia stato pure troppo diplomatico nelle risposte. Per dire, io avrei chiuso subito la polemica con un “sono cazzi miei” e chi s’è visto s’è visto :-D

  • Er, 10 maggio 2007

    …………….
    …….. ………. …………. ……

  • Er, 10 maggio 2007

    Quello di prima era per arrivare 30 commenti! :D
    Non vi sembrano un po tanti 30 commenti fatti da polemiche inutili?

  • antonio, 10 maggio 2007

    ma insomma, alla fine ‘ sto libro è bello o è brutto? :)

  • mastrota, 12 maggio 2007

    dipende dai punti di vista. dalla vista dei punti. dalla vista. dai punti.

  • Giovanna, 14 maggio 2007

    Che tu non conosca Pierantozzi (o anche Massimiliano Parente) è grave…

  • Vaccaro, 14 maggio 2007

    Alcide Pierantozzi l’ho visto a Torino (stava con dalia Oggero)che attaccava la Parrella, rimasta sgomenta: momento indimenticabile! delisziosamente snob e cattivo

  • Alla Fiera del libro : Cabaret Bisanzio, 18 maggio 2007

    [...] Il tempo passa e, per riposarmi, assisto alla presentazione di VerdeNero. C’è Niccolò Ammaniti. Dal vivo non è come lo immaginavo, mi sembra sociopatico. Boh. Il dibattito è noioso e così, appena mi risveglio, mi sposto. Pochi metri più in là, parlano di scrittura gggiovane Andrea Bajani, Valeria Parrella e Giulio Mozzi. Valeria Parrella litiga con il mai domo Alcide Pierantozzi sulla schiavitù al mercato editoriale (Alcide Pierantozzi è gggiovane scrittore da quando aveva quindici anni e filosofo e pensatore contemporaneo e non schiavo del mercato editoriale ed egosensibile e lo scrittore che Pasolini avrebbe voluto essere ma non c’è riuscito ed è edito dall’editrice Hacca, con l’acca, come Deborah). O almeno si vocifera fosse lui, visto che nel programma il suo nome non era segnato. Il dibattito mi distrae e guardando l’orologio mi accorgo che Ettore Mascarponi deve aver iniziato il suo intervento già da venti minuti. Mi allontano di corsa dal padiglione n° 5. Di nuovo tutto inutile, Mascarponi è andato via. Lo sconforto mi assale. Cerco un angolo lettura (difficile da trovare, a onor del vero) e apro le pagine di Adalberto Motta. “Tutto cominciò allorquando, in una brumosa sera di una giornata uggiosa, sotto un cielo che non sorrideva ma minacciava gli astanti con i suoi adirati cumulonembi, Matteo, allora diciottenne dal cuore sensibile, incrociò lo sguardo furtivo e fugace della bellissima Elena, donna fatale”. Questo l’incipit. Alla poesia non c’è mai fine, penso, e sospiro. Non sono riuscito a trovare lo stand delle Edizioni Stacchia. Errore mio o assenza ingiustificata? Postato in Byzantium şhöw, Ettore Mascarponi, Enzo Nativo  Stampa il post [...]

  • Ilaria, 3 giugno 2007

    mah…

  • Roberta Serrano, 4 giugno 2007

    Io l’ho letto, e mi è sembrato un libro approssimativo e debole.

  • pim, 5 settembre 2007

    faccio fatica con la letteratura italiana. e istintivamente sono d’accordo con il Dormiglione. diversi indizi, che ometto per brevità, me lo fanno preferire ai piccati commentatori di questo post e mi convincono della giustezza delle sue ragioni.





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