PageRank morto? No, ma quasi

dalla noia di TED©

PageRank

Situazione critica in rete, negli ultimi giorni. Un rumor ha messo in allarme la blogsfera mondiale: il PageRank sta morendo. A insospettire i blogger di tutto il mondo è stata la lentezza dell’aggiornamento del valore assegnato da Google. Le voci hanno attraversato il web come una pallina di flipper, spingendo i blogger a trovare soluzioni alternative.
Due giorni fa, tre dei primi 10 blogger di Blogbabel hanno investito i propri risparmi in BOT, nonostante i traballanti accordi sul welfare. Due hanno tentato il suicidio.
Intervistato, un blogger a ridosso dei primi dieci in classifica ha risposto che a lui il PageRank non interessa, perché guarda soprattutto a Technorati e Blogbabel, senza dimenticare i Feed. Il tutto mentre buttava nel cestino la quarta scatola di fazzoletti Scottex.

Oggi, la smentita. Il PageRank, con sollievo della blogsfera, continuerà a esistere. Ancora non è stato aggiornamento, ma Google ha in serbo novità decisive: è avviata una campagna di penalizzazione dei siti che vendono o acquistano link. Le conferme non tardano ad arrivare. Basta guardare, attraverso la toolbar di Mozilla Firefox, la situazione del PageRank di alcune blogstar.
Cinque dei primi dieci blogger di Blogbabel hanno tentato il suicidio. Altri due sono in gravi condizioni.
Il blogger intervistato nei giorni precedenti, quello a ridosso dei primi dieci in classifica, è diventato socio onorario della Scottex.

8

ottobre

2007

1 sbadiglio

  • Page Rank, accessi e letture : Stati di Sonnolenza, 30 ottobre 2007

    [...] Dopo averlo già fatto qui in modo semiscemo (l’altra metà era ignorante), torno a parlare di Page Rank (che da ormai.. boh, sei mesi? non viene aggiornato e si vocifera possa sparire), cercando questa volta di essere almeno semiserio (l’altra metà è sempre ignorante). Questo post non avrà niente di tecnico, sia chiaro. Non sono un geek. Sarà solo una masturbazione autoreferenziale. Recentemente Google ha avviato una battaglia ai limiti del cruento contro chi usa monetizzare i link, sconquassando di conseguenza le classifiche della blogsfera italiana (in particolare quella di Blogbabel). Blog come Sw4n e Pandemia hanno visto il loro Page Rank smussato a colpi di accetta (entrambi sono passati da 6 a 4), con enormi danni alla visibilità del blog sul primo motore di ricerca mondiale. Di conseguenza, è stato colpito così anche il valore economico dei link. O forse no. Leggendo le impressioni su questi ultimi, strani stravolgimenti, infatti, ho trovato un post da Napolux, il quale sostiene di poter combattere questa guerra perché non Google-dipendente (le motivazioni le trovate nel link. Mi secca copincollare). Da qui, ho iniziato a pensare un po’ alla visibilità che ha il mio angolino di web (cioè, non proprio da lì, va. Ho solo pensato più del solito). E alla sua Google-dipendenza. Ho dato una sfogliata alle histats, le quali mi dicono che, dei miei pocopiùche150 accessi al dì, un buon 60% è dovuto ai motori di ricerca. E Google, di questi motori, ne è padrone monopolista assoluto (95%). Il problema è ora capire quanti lettori reali porta il colosso di Page & Brin. Perché la maggior parte degli accessi, diciamo la verità, sono cazzate. Oltre alle varie puttanate porno, con cui spesso mi è capitato di giocare e ironizzare, i referrer di questo blog si concentrano soprattutto su voci come “amore”, “luna” e “oliviero toscani” (chiavi oscene quanto il porno. Di più, nel caso di Toscani). Chiunque acceda con una di queste tre parole chiave non mi legge manco per il cazzo (Oxford©). Si tratta di ricerca di immagini. Ma se con “oliviero toscani” posso trarne solo vantaggi, visto che i post consistono nella sola immagine, le altre due voci non portano niente. Di un 60% di accessi da Google, forse solo la metà conta lettori reali. Ed è una stima generosa. Il ragionamento mi ha stuzzicato al punto che mi sono incaponito nel tentare di capire quanti lettori effettivi ho (in cifre approssimative, ovviamente), al di là di Google. Feedburner mi segnala che non meno di 40 persone dovrebbero ricevere i miei feed. Ma è una cifra di cui non voglio fidarmi troppo. Saranno diciamo una trentina, poco più. Altri mi leggono dal loro blogroll o accedendo direttamente all’url del sito. Le classifiche invece mi sembrano giovare veramente in minima parte. Quella di Blogbabel, poi, nonostante mi diverta anche, lo ammetto, è un’evidente bolla di sapone. Faccio pochi accessi se finisco nei meme del giorno, zero dalla classifica. Questo nonostante la scalata dell’ultima settimana. Dopo aver scritto un (pessimo) post sul ddl dell’editoria, infatti, è partita una pioggia di backlinks, per via di quella mega-cazzata di catena di S. Antonio al grido di “Evviva la vita, la blogsfera è unita” (così ho sfondato il muro della 250ma posizione). Che me ne è venuto? A parte un grosso sorriso da bimbo ebete, niente. Si trattava di un semplice copia e incolla, che non ha portato letture di nessun tipo. Mi viene difficile dare torto a chi, come Capemaster, sostiene che quest’ultima catena è la dimostrazione palese che nella blogsfera nessuno legge nessuno. O quasi. Dico quasi non a caso. Perché, se è vero che a conclusione di questa pippa posso sostenere con certezza di non avere la minima idea dei miei lettori costanti ed effettivi, è vero anche che sono sicuro che io, da blogger, gli altri blog li leggo. Non tutti, ovviamente. Ma molti, anche se non sempre con la stessa abnegazione (sono all’antica, non uso i feed e accedo direttamente alle url). Su alcuni commento spesso, ma altri li leggo da vero e proprio lurker. Decido così di segnalare tutti i blog che leggo, dividendoli in categorie. In sostanza, il post, da sega mentale, diventa omaggio al mio bookmark (mentale). [...]





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