Per l’amor di Dio

Sarebbero bastati teschio e titolo per fare scandalo. Un cranio di un anonimo trentacinquenne europeo del XVIII secolo e la scritta For the Love of God a richiamare ex-voto e reliquiari cristiani, ispirandoti per di più a un reperto azteco.
Sarebbe bastato questo.
Ma non per quel nerdone di Damien Hirst, che ama strafare e si diverte a innescare spirali di cortocircuiti. E a prendere per il culo collezionisti e investitori. Creare il più prezioso gioiello del pianeta da un teschio è una grande beffa perché a) seppur imperlato, è comunque un teschio e fa impressione e perché b) tutti lo vorrebbero, uno solo lo può ottenere e per farlo deve sborsare una cifra pari ai debiti della famiglia Tanzi (con una plusvalenza per l’artista di 80 milioni di dollari). Il tutto mentre la critica passa il tempo a disquisire sulle motivazioni filosofiche dell’opera, nel suo essere una riflessione sull’esilità della vita tra caducità della morte ed eternità del materiale usato. Ma vaffanculo, coglioni. Il vostro cenacolo sembra una parodia della pubblicità della De Beers.
Questo vi prende per il culo. Vi ha fregato 8.601 diamanti. Anzi, di più. In totale sono 9.947. Perché una legge non scritta dell’arte è che se c’è thanatos ci deve essere anche eros. Così, dopo For the Love of God, è arrivato Love is love for beauty and to procreate and give birth in beauty, una cappella ricoperta di 1.346 diamanti, sorretta da un’asta d’oro da 22 carati (che proprio oggi verrà presentata a Milano). Qui la beffa raggiunge i massimi livelli. I collezionisti si sbatteranno a morte per avere il cazzo può costoso del pianeta per poi esporlo in vetrina.
Oh, cara. ma che bel fallo imperlato. Lo usi da sola o con le tue amiche?
Però, per ottenere l’oggetto dei desideri di ogni signora perbene, dovranno passare prima i due anni di tour museale. Non male vedere un cazzo brillantato affianco ad Amore e Psiche di Canova.
Neppure John Holmes è mai arrivato a tanto. E dire che anche John Holmes vantava 30 centimetri.
Hirst ci sta prendendo proprio gusto a piegare il mercato artistico alle sue regole. Il ritmo impresso è vertiginoso. Ogni suo lavoro è un’asta plurimiliardaria e materiale prezioso scippato all’industria dei gioielli. In autunno, presenterà un toro con corona in oro, zoccoli gettati d’oro, teca placcata in oro. Magari è in oro anche il testo critico che lo accompagna.
Dopo il successo della vendita all’asta di “Pharmacy”, io sentii immediatamente il desiderio di fare un’altra vendita all’asta. È un modo democratico di vendere arte e sembra una naturale evoluzione per il mercato dell’arte contemporanea. Anche se effettivamente si corre dei rischi, io abbraccio la sfida di vendere così il mio lavoro in asta. Ciononostante voglio assolutamente continuare a lavorare con le mie gallerie. Ma questo è diverso. Il mondo sta cambiando. E io ho sempre più bisogno ultimamente di vedere dove questa strada conduce.
Fate inserire nella costituzione europea una voce che vieti ad artisti/ musicisti/ registi/ scrittori di parlare del proprio lavoro e recupererete il Sì persi sinora.
Un modo democratico non può esserlo, perché non è democrazia se non te la puoi permettere. La strada conduce alla follia. Hirst si diverte a far impazzire i prezzi. Non possono essere semplici operazioni di marketing basate su provocazioni. Le forzature sono troppo evidenti. In realtà si vuole fare esplodere il mercato delle aste dal suo interno, appoggiandosi non solo al plusvalore artistico, ma anche a costi di produzione effettivamente elevatissimi.
Limitare il gioco di cortocircuiti di Hirst a prezzi e gioielli sarebbe mortificante. Utilizzando discorsi da tromboni prezzolati, in For the Love of God il fulcro del lavoro è realmente il gioco con la morte. Il teschio è realizzato con diamanti ethically sourced. Hirst si è accertato personalmente che le pietre non fossero costate vite umane o lavoro minorile. Una morte costosa che non costa morti e che porta all’amore fallico di Love is love for beauty and to procreate and give birth in beauty.
Però, se le due opere hanno sfruttato quasi tutti i diamanti non insanguinati del pianeta, con cosa le faranno ora le pennine USB?
1 sbadiglio
Lachi, 28 giugno 2008
Porco Diamante.
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