Non crocifiggetemi

da un incubo di TED©

Dopo aver visto l’immagine della pubblicità di Telefono Donna contro la violenza sulle donne, ho avuto difficoltà a contenere lo sdegno.  E’ assurdo che a un decennio dall’inizio del nuovo millennio, concetti come quello di pena, peccato e dolore riescano a trovare una raffigurazione solo in immaginari cristiani. Il dolore trova nella crocifissione di Cristo il principale archetipo, anche al femminile, ed è con questo archetipo che lo spettatore deve identificarsi per entrare in compassione, noncuranti che chi appartiene a un’altra confessione o semplicemente non crede può anche mettere in conto di non provare nessun coinvolgimento emotivo. Viene immediato allora trovare del tutto pretestuose le polemiche innescate dalla controriformista giunta milanese.

Capisco che è difficile per i vertici cattolici riuscire ad ammettere che anche la donna possa avere un qualsiasi ruolo nella fede ma, se si esclude una lieve nudità del soggetto fotografato, l’immagine non sembra provocatoria, tutt’altro: dà l’idea di un atto di riconoscimento e di devozione. La crocifissione di Cristo come madre di tutte le sofferenze; la donna come vittima di tutti i peccati dell’uomo. Lo dice anche Stefania Bartoccetti, presidente dell’associazione promotrice della campagna: «La crocifissione vuole solo essere l’immagine della sofferenza estrema» e lo dice da “cattolica praticante”. Ci vuole un capzioso atteggiamento bigotto per non rendersene conto. No, semmai è per il contrario che bisogna dissociarsi: la sofferenza può essere laica, non appartiene solo a martiri cristiani.

E poi sinceramente, oltre a essere copiata da un recente lavoro di Maurizio Cattelan, la pubblicità è anche piuttosto scontata. La donna fotografata, stesa nuda su un letto in posizione cristologica, è un concentrato di cliché. Bella, mora con chioma fluente, magra, bianca, slanciata. Una modella, né più né meno, messa lì furbescamente, così che la tetta scoperta possa attirare l’attenzione di qualche distratto passante. Non che me ne freghi un cazzo, ma fa ridere vedere che dopo trent’anni di lotte femministe sono le stesse protagoniste di quei movimenti a identificare la violenza sulle donne con una figa da rotocalco di moda e non, che ne so, con una grassoccia extracomunitaria stuprata nel sottoscala di una fabbrichetta del Nord-Est.

Va detto che la polemica è un altro tassello del brutto momento in cui versa il crocifisso.

Oltre alla già citata opera di Cattelan, non esente da critiche a suo tempo, oltre alle continue polemiche per i crocifissi a scuola o in luoghi pubblici, oltre a quest’ultima, nefasta campagna pubblicitaria, in molti ricorderanno la rana verde esposta a Bolzano qualche mese fa. Anche lì le lamentele non sono mancate, con argomentazioni praticamente identiche a quelle che hanno accompagnato la campagna di Telefono Donna. Chissà in quanti invece hanno notato che la direttrice di quel museo è stata recentemente licenziata. Si dice che sia un problema di malagestione, ma… Va be’, facciamo finta che sia andata così. Fatto sta che per la croce è un periodaccio. Solo pensare di spostarla o riutilizzarla in un qualsiasi contesto metaforico può scatenare un finimondo. Non è difficile prevedere che a breve diventerà impossibile rappresentarla, se non addirittura nominarla. La parola “croce”, con tutte le sue derivazioni semantiche, diventerà un tabù.

Stilo una rapida lista delle possibili derive della situazione in esame.
Sarà vietato:

  1. Il segno “più”. Bisognerà scrivere “somma” o “più”.
  2. Il punto-croce.
  3. Fare le parole crociate. Di qualsiasi tipo.
  4. Costruire gli incroci perfettamente perpendicolari.
  5. L’uso di espressioni come “mettere in croce”.
  6. Mangiare provole di Croce di Magara. Anche mozzarelle. In pratica, Croce di Magara sarà cancellata dalle cartine geografiche nonché dall’Italia.
  7. Incrociare lo sguardo con un’altra persona.
  8. Incrociare le dita.
  9. Incrociare le gambe. Lo stesso vale per le braccia. Diciamo gli arti in generale.
  10. Incrociare i peni in segno di reciproca stima.

Ad libitum.

18

novembre

2008

8 sbadigli

  • kitten, 30 novembre 2008

    L’immagine può non piacere, ma dire che la mancanza di coinvolgimento emotivo possa derivare dalla non cristianità di chi guarda è stupido: atei o indù, il significato, forte, dell’immagine è palese; ed essendo figli di duemila anni di cristianità (a catechismo ci sarai andato anche tu) ed essendo inseriti in un contesto culturale che, per quanto rinnegato, ci mostra la crocefissione in diversi modi e contesti, l’indifferenza non può essere attribuita al credo.
    Il concentrato di cliché ce lo vuoi vedere tu: scegliere una mora bianca per un cartellone in Italia mi pare il minimo. Il seno non è scoperto per attirare lo sguardo del passante distratto: se decidi per una immagine cosí il petto deve essere scoperto; poi certo, le donne hanno il seno, ma che ancora questo elemento anatomico sia oggetto di banalizzazione sessuale è segno che sì, magari siete anche anti-clericali, ma rimanete pur sempre bigotti col senso del pruriginoso. E lo dimostri anche dichiarando di vedere su quel letto una figa, non una donna. Dopo trent’anni certi diktat son, fortunatamente, caduti, mostrare il corpo di una donna, dato che la violenza vien subita attraverso esso, non è rinnegare certe lotte o cercar una comunicazione trendy: cercar di mostrar un corpo di una donna aldilà dell’oggettivazione sessuale mi pare veramente il giusto passo da fare, dato che coprirlo, nasconderlo, fa il gioco della morbosità, della finta onestà da paesino. Invece no: non c’è nulla di male nel corpo delle donne, né nelle loro tette, perché mai dovrebbero essere nascoste? Perché poi i passanti finiscono col pensare tetta=sesso? Ma sarebbe fare il loro gioco, che mi pare sia il tuo, ed in questo modo le cose non cambiano. Ma basti pensare ai paesi del nord, libertà sessuale ed emancipazione femminile vanno di pari passo, cosí come bigottismo e misoginia qui in Italia. Bisogna in qualche modo rendere il corpo alle donne. Poi il cartellone è studiato principalmente per queste, che non vedono ciò che ci vedi tu, che non vedono in una tetta una strizzatina

  • kitten, 30 novembre 2008

    (Finiti i caratteri)

    …Una strizzatina d’occhio alla pornografia. E chi ci vede questo forse dovrebbe cercar di portar ad un livello superiore la propria sessualità, superiore a quella di un tredicenne in pieno sviluppo. Tu ci vedi una figa perché è slanciata e magra, ma Cristo sulla croce è slanciato e magro. Perché è bianca e bruna, ma quasi tutte le italiane sono bianche e brune. Allora la critica poteva essere “fare diversi cartelloni, rappresentanti la stessa immagine ma con donne differenti, con fisicità differenti a dimostrare che la violenza di genere riguarda proprio tutte, anche l’immigrata grassoccia” ma a te fare una critica del genere, sulla comunicazione, non interessava, cosí come non ti deve interessare la violenza “non me ne frega un cazzo”. L’idea è stata quella (i fondi anche).
    Se in un cartellone che denuncia lo stupro tu ci vedi solo figa e tette ed è per te unicamente spunto di un post contro la religione, non darne colpa alle femministe. Non darne colpa alle donne. Ciò mi dimostra che aspettarci qualcosa dagli uomini italiani è vano, troppo abituati ed attaccati nel vedere bistecche, hamburger e donne sullo stesso piano. Ma mi dimostra anche che la comunicazione è buona per aver cercato di coinvolgere principalmente le donne, spingerle a denunciare ma anche ad immedesimarsi con l’immagine di una donna tradotta in simbolo. (Ché non ti puoi aspettare che gli stupratori non stuprino, né che chi ti vede come carne t’aiuti.)

  • kitten, 30 novembre 2008

    Ho fatto un altro commento e boh, mi ha anche dato errore duplicazione. Non lo riscriverò ora, ma quella frase finirebbe cosí: …in una tetta una strizzatina d’occhio alla pornografia.

  • TED©, 30 novembre 2008

    Il problema non è la nudità e basta. Il problema è la modella scelta. Ok, siamo in Italia, è andava presa bianca. Ma doveva esserci per forza una “modella”? La stessa immagine non avrebbe avuto più effetto se la ragazza non lo fosse stata? Io dico di sì. 

    Inoltre io ho anche detto più o meno quello che dici tu all’inizio. Anche se con conclusioni differenti. L’identificazione con la crocifissione non doveva far gridare allo scandalo al mondo cristiano, anzi. Insisto però nel dire che può lasciare indifferenti, soprattutto chi non crede. O al massimo infastidire, come nel mio caso. 
    Fai conto che quando l’ho vista ho pensato che mi è piaciuta di più la campagna di Toscani sull’anoressia. E ti assicuro che non mi era piaciuta.
  • kitten, 30 novembre 2008

    Gli altri due messaggi si son volatilizzati, credo riscriverò più tranquillamente in un altro momento. La frase di su si concludeva con “Non vedono in una tetta una strizzatina d’occhio alla pornografia.”
    Il discorso sul mondo cristiano lo lascerei da parte, come scrivi anche tu le motivazioni della giunta erano totalmente pretestuose.

    Certo che può e lasciare indifferenti e infastidire. Però non trovo che l’indifferenza possa essere motivata dalla laicità o dalla appartenenza ad un altro credo: perché più della religione cristiana in sé si ha a che fare con un preciso messaggio filtrato da secoli di cultura. Abbiamo avuto per secoli reinterpretazioni dell’immagine. Ed infatti tu non hai avuto problemi per quanto riguarda l’interpretazione del messaggio, anche se ti ha infastidito. E quella della scelta forse banale si rivela un’arma a doppio taglio, come accade per le parole logore, che perdono la loro efficacia. La campagna nolita io l’ho trovata disgustosa, inutilmente cruda, con una sorta di prostituzione della ragazza malata. Tutte cose che non trovo in questa.

    Passando alla ragazza scelta per questa: trovo vada più che bene. È bianca e bruna come la maggior parte delle donne italiane, ma è anche magra e slanciata come Cristo in croce. Trovo che la magrezza in questo caso sia proprio necessaria, si provi a pensare ad un Cristo in croce grasso, una vera eresia. Tu parli di immagine piena di cliché e trovi potesse essere più efficace un’altra, differente da quelle solite che possono trovarsi sulle strade. Non sono d’accordo, la ragazza scelta ha sì un aspetto standardizzato secondo i canoni della moda, ma proprio un’immagine standard, di donna tipo, che è già stato assimilato, può aiutare a portare l’attenzione più sul messaggio. Una fisicità difforme avrebbe magari rischiato di attrarre inizialmente più sguardi ma di farli soffermare unicamente sulla novità della fisicità proposta. Serviva una donna che posasse e ne è stata chiamata una che lo fa di professione.

  • kitten, 1 dicembre 2008

    Proprio non riesco a commentare di nuovo.

  • TED©, 1 dicembre 2008

    Kitten, scusa ma mi è impazzito l’antispam. Forse è dovuto all’uso di “pornografia” e al fatto che hai commentato di frequente. Pensavo che con “Proprio non riesco a commentare di nuovo” parlassi di una questione umorale, pensa tu :-)

    Sulla campagna “Nolita” ho detto che anche quella non mi è piaciuta. Era solo per farti capire la mia insoddisfazione di fronte a questa campagna.

    Nello specifico, aggiungo che avrebbe aggiunto efficacia all’immagine il ricorso alle “stigmate” della violenza sessuale. L’idea di familiarizzare l’immagine è vero che può aiutare in un’identificazione proprio nel suo essere standard, ma una scelta più forte avrebbe dato un impatto immediato che difficilmente non avrebbe avviato un circuito di empatia con lo spettatore.

    Ma forse è un mio particolare cliché, questo, che quando penso a fotografia e violenza sulle donne mi fa venire sempre in mente <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Nan_Goldin”>Nan Goldin</a>. Sarà deformazione professionale.

  • kitten, 8 dicembre 2008

    Oddio i vecchi commenti. Tutto a posto allora, avevo pensato anch’io all’anti-spam, perché non mi dava errori se non quello di duplicazione, però ci voleva la tua conferma. Un commento è mozzo, ma devo spulciare il file di testo, per cui rimando. Buon riposo.





Torna su